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Google Shopping

Fino al 27 settembre 2017 quando un utente cercava un articolo su Google, i primi risultati che comparivano in alto oppure in alto a destra, comunque sopra i risultati organici e quindi molto visibili e maggiormente cliccati, erano quelli forniti dal suo servizio Google Shopping.

La commissione antitrust dell’Unione Europea ha segnalato questo come “abuso di posizione dominante”, Bruxelles lo scorso giugno, alla fine di sette anni di indagini, ha inflitto una multa record di 2,4 miliardi di Euro (2,9 miliardi di Dollari) , oltre la minaccia di ulteriori sanzioni giornaliere se il motore di ricerca avesse continuato ad offrire a Google Shopping una visibilità privilegiata rispetto ai concorrenti.

Margrethe Vestager, politico danese che attualmente è il commissario europeo per la concorrenza ha dichiarato: “Sta a Google dimostrare che riesce a mettere in campo una serie di rimedi all’altezza delle decisioni” della Ue. I cambiamenti proposti a fine agosto dovevano essere adottati entro il 28 settembre pena una multa pari al 5% dei ricavi giornalieri di Alphabet (la holding che controlla Google) qualcosa come 12 milioni di dollari in più al giorno, considerando i 90,3 miliardi di Dollari di giro d’affari 2016 di Alphabet.”

Dal 28 settembre 2017 Google si è così messo in regola, permettendo anche gli altri servizi di comparazione prezzi di apparire negli spazi dedicati assieme o in alternativa agli annunci di Google Shopping.

Bruxelles ha chiesto inoltre di creare una società dedicata per Google Shopping per offrire pari opportunità agli altri servizi di comparazione dei prezzi.
L’obiettivo è trattare equamente tutti i suoi competitor, cioè gli altri servizi di comparazione dei prezzi, che quindi saranno visibili in alto nella pagina delle ricerche, laddove prima c’era soltanto Google Shopping.

“Stiamo dando ai servizi di comparazione dei prezzi la stessa opportunità che diamo a Google Shopping di mostrare gli annunci dei commercianti sulle pagine di Google Search. Google Shopping concorrerà a condizioni equivalenti ed opererà come se fosse un business separato, partecipando all’asta come tutti gli altri”, ha detto un portavoce di Google.

Gli spazi pubblicitari tipicamente occupati da Google Shopping, nella parte alta della pagina dei risultati, sono messi all’asta: tutti i comparatori di prezzi avranno la possibilità di accaparrarseli. Incluso Google Shopping stesso naturalmente, che sarà reso una società indipendente con le proprie fonti di reddito. Questo passaggio è fondamentale per evitare altre accuse di concorrenza sleale derivanti dalle pressoché sterminate risorse finanziarie di cui dispone Google.

In Italia i player principali di comparazione prezzi sono Google Shopping (https://www.google.com/shopping? ) e Trovaprezzi.it (7 Pixel Srl).
Altri player nazionali sono ad esempio: www.kelkoo.it , www.ciao.it , www.informaprezzi.it , www.shopalike.it , www.drezzy.it , www.trovaprezzo.it , www.shopmania.it , etc..
Tuttavia oltre ai comparatori prezzi puri, le porte saranno aperte anche ai marketplace come Amazon, eBay e Facebook Marketplace.

Cosa comporta questo cambiamento nella pianificazione e nelle performance delle campagne ADV?
Ancora molti player non hanno colto questa opportunità al meglio, Google Shopping pur avendo aperto le porte a tutti i concorrenti prevale ancora in modo prevalente sulla maggior parte delle ricerche.


Tuttavia a breve si verificheranno nuove implementazioni e successivi assestamenti.

Sarà opportuno analizzare a fondo la visibilità dei vari player (per le varie categorie merceologiche..) al fine di individuare una pianificazione ottimale per i propri clienti. Sicuramente saranno necessarie alcune modifiche nella strategia e differenziazione pubblicitaria online.




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